Nazziconi e la Galeandro sono tornati a Rubbianello. Il “loro” terremoto
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MONTERUBBIANO – Finalmente l’incubo è più o meno finito. O almeno il peggio è passato per il manager di Rubbianello Nazzareno Nazziconi, che insieme alla giovane cantante tarantina Simona Galeandro è finalmente rientrato dal Cile, travolto dal terribile terremoto della settimana scorsa. I due sono atterrati a Fiumicino nella mattinata di ieri, accolti all’aeroporto da Lighea, cantante e moglie di Nazziconi che da giorni aspettava con ansia di riabbracciare il marito, che dal 18 febbraio era a Vina del Mar (un’ora di auto circa da Santiago) per promuovere la Galeandro al Festival della canzone della città cilena, uno dei più importanti del Sudamerica. Se la Galeandro è praticamente illesa (solo qualche graffio e un paio di lividi), Nazziconi ha riportato la frattura di due vertebre, cosa che lo costringerà a portare un fastidioso busto per almeno altri 3 mesi. Ma se i problemi fisici per fortuna sembrano sotto controllo, il ricordo di quegli attimi di terrore è ancora vivo nella testa dei due. <Non potrò mai dimenticare l’immagine della scala dell’albergo che dondolava di qua e di là come un’altalena – rammenta Nazziconi – e quel rumore cupo, sordo che per secondi interminabili ha accompagnato la nostra fuga dall’albergo, mentre il terremoto ci sbatteva da una parte all’altra come foglie al vento. Sono caduto e rimasto sotto i piedi di altri in fuga, che calpestandomi hanno causato la frattura alle vertebre. Siamo scesi in strada, al buio, seminudi, con 10 gradi di temperatura e il sangue che scendeva dalle varie ferite. Simona poco dopo è rientrata, è salita coraggiosamente al sesto piano e ha recuperato le nostre cose, visto che io a malapena mi reggevo in piedi, e poi abbiamo atteso per ore di capire cosa fare, con la paura dello tsunami a metterci il carico>. Momenti di terrore che non si cancellano. <Quando ieri mattina siamo entrati all’Hilton di Fiumicino, dove abbiamo preso una stanza per rinfrescarci un attimo – confessa la Galeandro – vedere il lungo corridoio con le stanze ai lati mi ha tolto il fiato. Quelli che abbiamo vissuti sono attimi in cui non riesci a pensare, agisci quasi per inerzia>.Grande aiuto in quegli istanti febbrili è arrivato da tutto lo staff di Canal 13, la tv che ha organizzato il Festival a cui erano presenti i due. <Dobbiamo ringraziare loro per tutto quello che hanno fatto per noi – continua Nazziconi – nel gruppo c’era anche un ragazzo italiano, di nome Stefano, che ci aiutato in ogni modo e ha organizzato i nostri spostamenti. Oltre a lui un grazie enorme a Enzo Virgili, un uomo di Montalto Marche che vive a Santiago da oltre 10 anni dove dirige una ditta che costruisce botti, la De Franceschi. È lui che ci ha trovato una macchina con la quale arrivare a Santiago>.
GIROVAGHI TRA CILE E ARGENTINA – Scampati da Vina del Mar, a Santiago arriva il ricovero in ospedale per Nazzareno, mentre Simona continua a vivere nel terrore. <Lo stress era indicibile – afferma la cantante – la prima notte a Santiago mi sono coricata vestita, con la luce accesa e la porta aperta, pronta a scappare. Dormire poi non se ne parlava, giusto qualche minuto. Troppa la paura ancora nel cuore>. Un’angoscia che attanagliava anche il sonno di Nazziconi. <Appena mi addormentavo vedevo in sogno un cane che tentava di assalirmi e mi azzannava in faccia. Poi mi svegliavo. E avanti così tutta la notte. E anche le altre notti sempre incubi. E pensare che non avevo assolutamente paura del terremoto prima della settimana scorsa> dice Nazziconi. Simona è rimasta colpita dall’umanità della gente del posto. <I fan, dopo la terribile scossa, mi chiedevano addirittura scusa per quello che era successo – afferma la Galeandro – porterò per sempre nel cuore l’affetto dei cileni, spero di ritornare da loro in circostanze migliori>. Dopo tre giorni a Santiago, finalmente il pullman per la città argentina di Mendoza. Nove ore per raggiungere l’aeroporto (a 3500 metri di altezza tra le Ande) dove li aspettava un volo per Buenos Aires. <Appena arrivati all’aeroporto è saltata la corrente – narra la Galeandro – mentre tutti urlavano noi abbiamo avuto solo la forza di guardarci e pensare: che crollasse il mondo intero, non ce la facciamo più>. Alla fine il volo infinito da Buenos Aires a Roma. <Non siamo riusciti a chiudere occhio, per tutte le 12 ore di volo osservavamo il quadro di volo calcolando quasi chilometro per chilometro – dice Nazzareno – arrivati sopra ad Algeri spingevo l’aereo col pensiero>. Ora finalmente un po’ di tranquillità. <Mica tanto – continua il manager – ancora non riesco a dormire e ad ogni piccolezza mi sembra di risentire quelle scosse. Ma il trauma non è legato tanto alla paura della morte, ma al senso di impotenza, a quel sentirsi in balia di eventi contro cui è impossibile opporsi>. Uno shock indescrivibile, che solo il tempo potrà se non cancellare almeno coprirla con un po’ di polvere.
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