17 marzo 2010

La storia di Flavio Falzetti, un calciatore che ha sconfitto il cancro

pubblicato in Eventi, In Evidenza |

n1251879366_30073003_3064FERMO – La storia di Flavio Falzetti è di quelle che fanno riflettere su quanto il coraggio, la passione e la forza d’animo possano essere armi uniche per abbattere gli ostacoli, anche i più irti, che la vita ci pone davanti. E domani sera, alle 21 presso la sala dei Ritratti, sarà egli stesso a raccontarla a tutti presentando il libro autobiografico dal titolo “Oltre il 90°” nel quale racconta la sua storia, quella di un ragazzo al quale l’attaccamento alla sport ha ridato la vita.

LA LUNGA BATTAGLIA DI FLAVIO - Falzetti nasce a Norcia nel 1972, agguanta il diploma di geometra e intanto si affaccia al mondo del calcio dilettantistico, calcando i campi di Spoleto, Gubbio, Camerino, Urbino, Taranto e Civitanovese prima di approdare nelle nostre terre e vestire la casacca della Monturanese. Nel 1996, a 24 anni, la sua carriera sembra lanciata ma iniziano i primi malesseri fisici, ai quali però non viene data troppa importanza. Solo due anni dopo, nel 1998, suona il primo vero campanello d’allarme: durante la partita Riccione-Monturanese Falzetti sviene in campo. Prontamente portato all’ospedale di Sant’Elpidio a Mare, gli viene diagnosticato un linfoma al IV stato (ovvero diffuso su regioni multiple dell’organismo) a livello osseo-epatico. Iniziano i cicli di chemioterapia (sei in prima battuta) presso l’ospedale di Perugia ma non sembrano sortire effetti. La situazione pare drammatica. Si tenta con l’autotrapianto e cicli terapeutici più intensi. Nel frattempo, pur sconsigliato dai medici, Flavio continua a praticare sport per eliminare le tossine accumulate durante le cure. Si arriva così nel 2000, anno nel quale cade un’altra tegola in testa al calciatore. Gli viene riscontrato un batterio nel sangue che sembra impossibile da debellare. Otto giorni di febbre altissima lasciano ormai presagire il peggio ma d’un tratto la febbre inizia a scendere. Sembra un miracolo ma in realtà le risposte agli esami danno a vedere che l’autotrapianto ha sortito un effetto benefico. La situazione generale di Falzetti migliora giorno dopo giorno tanto che, sette mesi dopo, torna in campo con la maglia della Monturanese. Ma passano appena tre mesi ed ecco riapparire il cancro. Flavio non si arrende, torna a Perugia e si sottopone a cicli di radioterapia. 120 sedute in un anno. Roba da stendere un toro. La cura porta giovamento ma non al 100%, visto che ora la malattia ha attaccato anche i polmoni. Per fortuna era stato da poco scoperto un farmaco, il Mabtera che iniettato per endovena evita la chemio e permette una buona qualità della vita. Ma a Flavio non basta. Il cancro ha aggredito anche la milza (che gli viene asportata) e l’intestino (asportato in parte con una sutura di oltre 50 punti). Le operazioni sembrano aver sistemato le cose, la malattia sembra sconfitta. Ma ancora non basta. Si rimette in buone condizione fisiche ed atletiche e, pur sconsigliato dai medici, ritorna a vestire casacca e pantaloncini e torna in campo con la maglia dell’Elpidiense, squadra della città dove era stato scoperto il suo male, nel doppio ruolo di dirigente-giocatore. Una storia commovente, che dimostra che con una volontà ferrea il male si può sconfiggere.

LA SUA TESTIMONIANZA – <Ogni giorno mi sono detto che per la malattia era stato un errore entrare nel mio organismo, che aveva sbagliato soggetto – afferma con grande spirito combattivo Falzetti – nonostante la gravità del male che avevo in corpo ho voluto sempre essere attivo allenandomi e mantenendomi a stretto contatto con la vita di tutti i giorni, con l’ambiente che mi circondava, frequentando amici e persone senza mai vergognarmi per quanto mi stava accadendo, nonostante la malattia di umili in tanto modi. Come mi ha cambiato il cancro? Il vecchio io è morto per lasciare il posto ad uno nuovo a cui è stata donata una seconda vita. Quel che ho passato si è rivelato un grande insegnamento di vita>. L’appuntamento con Falzetti (che ha fondato anche l’associazione “Gianni e Valerio”, nata per diffondere informazioni sul cancro e introdurre nel calcio la regola che imponga l’obbligo di assicurazioni contro le malattie oncoematologiche) è quindi per domani sera. Verranno letti passi del suo libro e interverranno il sindaco di Fermo Saturnino Di Ruscio, il responsabile del servizio di oncoematologia dell’ospedale di Spoleto Nando Scarpelli e Aldo Mancini, padre di Roberto, ex calciatore e attuale allenatore del Manchester City.

Riproduzione Riservata