Dopo l’Unità d’Italia
Fermo segue lo sviluppo del regno di Vittorio Emanuele II: arrivano le strade, la ferrovia e il cinema.
Dopo l’Unità d’Italia, nonostante la privazione della sede provinciale, la città subisce egualmente una trasformazione edilizia e un processo di sviluppo. Risale a questo periodo la realizzazione di due importanti opere pubbliche, la c.d. ”Strada Nuova” e la Ferrovia Porto San Giorgio – Fermo – Amandola.

Il “trenetto” mentre sbuca dal tunnel (”Galleria Vinci”) della “Strada Nuova” al tempo della trazione a vapore (anni ‘20).
La “Strada Nuova” (da Porta San Francesco, attraverso via Roma, Piazza O. Ricci, Via Trevisani, Via XX settembre, Viale Vittorio Veneto fino a Piazzale Temistocle Calzecchi Onesti ) fu iniziata dall’architetto G. Dasti e completata dall’architetto Giambattista Carducci per dotare il centro storico di Fermo di un accesso più comodo e importante rispetto alle ripide e anguste strade medievali e fu realizzata nell’arco di molti anni tra il 1870 e il 1890 con lavori di sventramento della parte est dell’abitato (zona di Via Roma), di sbancamento del lato sud della collina. Con altri lavori di demolizione era stato già sistemato il collegamento tra la zona di Campoleggio e la Strada Nuova (Via Lattanzio Firmiano, c.d. “salita di S. Pietro”). Alcuni decenni più tardi, fu realizzata anche una breve galleria per evitare una curva a gomito e rendere possibile lungo la Strada Nuova il transito di veicoli a rotaia.
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