Sviluppo agricolo nel Fermano

La storia recente del sistema produttivo Fermano è stata segnata dal volontario e pacifico passaggio dalla grande e media proprietà agricola condotta a mezzadria a quella piccola e piccolissima condotta in modo diretto. L’abolizione dei contratti di mezzadria, nel 1972, ha avuto il merito di creare una classe di piccoli e piccolissimi imprenditori che, unitamente alla presenza nel territorio di radicate tradizioni artigiane, ha alimentato la svolta industriale e la proliferazione di centinaia di laboratori, specie di calzature. In nessun’altra regione italiana, escluso il Veneto, si è verificata in modo così rapido e massiccio la transizione da un’economia agricolo-feudale ad una industriale-manifatturiera. La “rivoluzione pacifica” ha fatto uscire il Fermano da una storica condizione di arretratezza che lo accomuna alla fine degli anni ’40 alle regioni più povere del Sud. A distanza di 50 anni il modello di sviluppo economico locale, che poggia ancora largamente sull’industria e sul calzaturiero in particolare, è in forte sofferenza. Negli ultimi anni le perdite occupazionali sono state impressionanti, mentre non si delineano ancora con chiarezza percorsi alternativi di crescita. Molte imprese sono uscite dal mercato, disperdendo patrimoni organizzativi e finanziari costruiti in decenni. Malgrado l’alto grado di benessere raggiunto, quindi, occorre prendere atto che anche nel nostro territorio è in corso, come in altri, una trasformazione verso un’economia post-industriale la cui direzione non appare ancora chiara. Il sistema produttivo locale è formato da circa 20.000 imprese, con circa 23.600 unità produttive ed oltre 40.000 addetti. Circa 7.500 imprese sono di natura artigianale. Il settore industriale rappresenta il 29% del valore aggiunto provinciale.

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